Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/383

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TERZO 1597 Noi avremmo potuto con ugual ragione favellare di lui tra filosofi e tra coltivatori della lingua greca e tra’ poeti latini, poichè in tutti questi generi di letteratura fu un de più illustri. Il ch. sig. can Bandini ne ha scritta assai diffusamente non meno che eruditamente la Vita, arricchendola insieme di più monumenti ad illustrare la storia della letteratura fiorentina di questo secolo (Specimen Letterat. fiorent. saec. xv, Florentiae 1747), e a me perciò sarà lecito il dirne in breve. Fatti i primi studj in Volterra sotto Angiolo da Todi, a cui si rendette sì caro, che non solo il mantenne lungo tempo a sue spese, ma obbligò ancora morendo gli eredi a mantenerlo per tre anni, dovette per comando di Bartolommeo suo padre volgersi, benchè suo malgrado, alle leggi. Ma il favore e la munificenza di Cosimo e di Pietro dei Medici il richiamaron presto a’ diletti suoi studj, tra’ quali quello della filosofia platonica gli fu caro singolarmente; e fu perciò uno de’ principali ornamenti dell’accademia altrove da noi mentovata, e si strinse in grande amicizia col Poliziano, col Ficino e con altri valorosi filosofi. Destinato l’an 1457 a tener pubblica scuola di belle lettere in Firenze, accrebbe molto la fama di quello Studio, e fu un di quelli a cui si dovette il fiorir ch’esso fece di questi tempi. Ebbe ancora sul fin della ila lui scritta nel 1475 a Lorenzo de Medici, in cui gli chiede l’impiego di cancelliere del PuhLlico, che allor però non ottenne, dice che conta quarantun anni di età: Allevimi et quadragesimum annuiti duro (Hauti. Colteci, vet. Mommi, p. 3).