Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/398

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1612 libro i più scrii; e la scuola di Marsiglio Ficino da lui frequentata, e l’amicizia da lui contratta con Giovanni Pico, il fecero ancor rivolgere alla filosofia; e quindi oltre alcuni opuscoli di tal argomento da lui composti, egli soleva nelle sue lezioni medesime valersi spesso degli antichi filosofi, e coinentare e spiegarle loro opinioni. Abbiamo veduto altrove quanto a lui debba ancor la civile giurisprudenza. A tutto ciò aggiungasi l emendare ch’ ei fece e postillar di sua mano molti codici di antichi scrittori, che ancor conservansi in Firenze e altrove, e de’ quali ragiona l’eruditiss can. Bandini (Rag. sopra le Collaz. delle Pandette, p. 43, ec.). Le quali tante e sì varie fatiche del Poliziano se si considerino attentamente, e se riflettasi alla breve vita che egli ebbe, non si potrà a meno di non confessare che pochi sono quegli scrittori che in ampiezza d’erudizione e in applicazione di studio gli si possano paragonare. LVII. Fra tanti onori però e fra tanti ben meritati encomj non mancarono al Poliziano nemici che cercarono di oscurarne la fama, e ne diede egli stesso qualche occasione col parlare di se medesimo meno modestamente che a saggio uomo non si convenga, e col mostrarsi persuaso di meritar quelle lodi che gli venivano tributate; difetto che in tutti spiace, e che suole singolarmente eccitare ad invidia e a gelosia coloro che ne sono essi pure compresi. Grandi contese ebbe il Poliziano con Giorgio Merula, perchè questi veggendo da lui rigettate nelle Miscellanee alcune sue opinioni, benchè senza mai nominarlo, se ne accese a sdegno per modo,