Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/422

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Lxnr. Professori italiani c|»iani.it i in Franfia. i G3(» Linno dicare una raccolta de1 suoi versi. Ma la morte di quel monarca troncò le sue speranze, Ei tentò la sorte medesima presso il re Lodovico XII ma convien dire che non fosse in ciò troppo fel ce, perche finalmente si ridusse in Garlasco terra del Pavese, ed ivi aprì scuola pubblica d'eloquenza; e non altrimente che se ella fosse la più solenne università d’Europa, recitò nell’aprirla innanzi ai’ principali del luogo una sua orazione che colle altre sue opere si ha alle stampe. E certo ei dovea essere in istima di colto ed elegante scrittore, poichè egli stesso in una sua lettera narra che certe sue poesie erano state ricevute con sommo applauso dall’università di Pavia, e giudicate degne d’esser lette pubblicamente e stampate, e che molte copie ne andavano in Francia. Egli vivea ancora nel 1508; ma non sappiamo fin quando ancora vivesse. Le poesie, le lettere ed altre opere ch’ ei ci ha lasciate, delle quali si può vedere il catalogo presso il suddetto Sassi e presso l’Argelati, sono scritte con molta facilità, ma non con uguale eleganza; e le lodi di cui il veggiamo onorato, ci pruovano che pochissimi eran per anco i colti scrittori, e che non era perciò difficile l’ ottenere tal lode. Di due libri di suoi Epigrammi da lui dedicati a Lorenzo de’ Medici si può vedere un più distinto ragguaglio presso il ch. can Bandini (Cat. Cod. mss. Bibl. Laur. t. 2, p. iq3). LXIII. Così l’Italia era da ogni parte per tal modo innondata da egregi professori di grammatica.e d’eloquenza, che gliene rimanevano ancora onde esserne liberale alle straniere