Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/429

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terzo 1643 LXV. Non fu ugualmente felice il soggiorno in Parigi di Girolamo Balbi, un de’ colleghi dell’ Andrelini. Il P. degli Agostini è stato il primo a darcene esatte notizie, e a toglierne la memoria da quelle tenebre e da quella incertezza fra cui era giaciuta in addietro (Scritt. venez. t. 2, p. 240, ec.), e dopo lui ne ha parlato il co Mazzucchelli (Scritt. itaL t. 2, par. 1, p. 83); e perciò qui ancora potrò facilmente spedirmi recando in poche parole ciò che più importa a sapersi. Essi dalle opere di questo scrittore pruovano chiaramente ch’ei fu veneziano di patria, e che non è abbastanza provato ch’ei fosse domenicano. Dopo aver fatti in Roma i suoi studj sotto Pomponio Leto, passato a Parigi, trasse ivi in giudizio 1’ anno 1 j85 innanzi all’università la Gramatica di Guglielmo Tardivo, provocandolo a difendersi, s era possibile, dagli errori appostigli. Non sappiamo qual fosse l’esito della contesa, e solo veggiamo che l’an 1494 il Balbi pubblicò contro il Tardivo un dialogo intitolato Rhetor gloriosus, e che questi risposegli l’anno seguente con un libro detto Anti-balbica, vel Recriminatio Tardiviana. Frattanto il Balbi era salito in sì grande stima, che nel giorno medesimo in cui l’Andrelini, fu egli pure eletto a professore di belle lettere; ed egli di ciò non pago prese ancora a tener lezioni di sacri canoni e di leggi civili, di sfera e di filosofia morale. Ma uomo, com’egli dovea essere, battagliero e vivace, dopo aver combattuto contro il Tardivo, si rivolse contro l’Andrelini, e scrisse contro di lui. L’Andrelini non era uomo