Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/432

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T.XVI. Cmnelio ViuUi. 1G4G tiBno assai poco oneste pubblicate fin dall'anno! 4<)4, alcune orazioni e un assai pregevol trattato della civile e della militare fortezza, oltre alcune altre senza bastevol ragione a lui attribuite, e altre che ci rimangono manoscritte. I nemici del Balbi ne parlarono e ne scrissero, mentre’ egli era professore in Parigi, con gran disprezzo, rappresentandolo come uomo voto di sapere altrettanto, quanto gonfio di presunzione. Ma molti ancora di que’ che visser con lui ne parlarono con somma lode, e le loro testimonianze sono state raccolte dal più volte citato P. degli Agostini, a cui io rimetto chi sia bramoso di leggerle. LXVI. Assai più scarse notizie abbiamo del terzo degli italiani professori d’eloquenza in Parigi, cioè di Cornelio Vitelli. Si ha alle stampe un opuscolo da lui scritto contro Giorgio Merula, in cui impugna molte opinioni da lui insegnate ne’ suoi Comenti di Plinio e di Marziale, e difende il Calderini dal Merula acerbamente impugnato; il qual opuscolo è stato di nuovo dato in luce dal Grutero (Thes. critic. t. 1, p. 584). Esso è dedicato ad Ermolao Barbaro, e nella lettera ad esso premessa il Vitelli si dice Corythius, cioè nato in Cortona. Dalla stessa lettera e dal rimanente del libro raccogliesi che il Vitelli teneva scuola in Venezia ad alcuni giovani patrizj, mentre il Merula era ivi già da sedici anni professor pubblico d’eloquenza, cioè circa il 1481. È questo libro sanguinoso oltre modo, e scritto nello stile usato dalla maggior parte de’ professori di questi tempi, a’ quali non pareva d’esser dotti abbastanza se non malmenavano «