Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/435

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TERZO,64l) o die fu di famiglia già da lungo tempo cospicua per onori e per cariche sostenute, e convince così di errore coloro che gli han data una nascita ignobile e oscura. Ei fu scolaro in Bologna di Niccolò Volpe celebre professor vicentino, che fu maestro di belle lettere in quella università dal i44° * 4^° (V. Scritt. vicent. t 2, par. 1, p. il4? ec-) j e in lode di cui scrisse il Perotti un’ elegia, confessando di essere a lui debitore di qualunque suo progresso ne’ buoni studi (Miscell Lazzaroni, t 8, p. i83) (*). Il Zeno afferma che dal 1451 fino al 1458, in cui fu creato arcivescovo, tenne scuola in Bologna prima di eloquenza e di poesia, poscia di filosofia e di medicina. E che Niccolò fosse per qualche anno professore in Bologna, non è a dubitarne; perciocchè veggiamo che da Bologna ei mandò al pontef Niccolò V nel 1452 e nel 1453 la sua traduzione de’ primi tre libri di Polibio, a cui poi ne aggiunse due altri, e che il pontefice gliene significò il suo gradimento con due Brevi onorevoli (Georg. Vita Nic. V. p. 183, ec., 206, ec.). Ivi ancora ei recò di greco in latino l Enchiridio di Epitetto, il Comento di Simplicio sopra la Fisica di Aristotile, e POrazion di Taziano a’ Greci. Ed ivi pure a nome de’ Bolognesi complimentò l’an 1452 l’imp Federigo III, e ne riportò l’onore della corona d’alloro. Ma ch’ei dimorasse in Bologna fino al i/p8, (*) Il Perotti fu anebe scolaro di Vittorino daFeltre, come parlando di questo celebre professore si è osservalo.