Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/443

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TF.I1ZO |65un colai giusto compartimento che conduca quasi per mano alla perfetta cognizione delle lingue greca e latina. Ma se esse si porranno a confronto con quelle che ne’ secoli addietro si usavano nelle scuole, non si vedrà minor differenza tra le une e le altre, di quella che ora si scorga tra le gramatiche divolgate nelle colte età susseguenti, e quelle che furono scritte nel secolo di cui trattiamo. Essi adunque aggiunser non poco alle ricerche già fatte di questo genere; essi c’ insegnarono col loro esempio a rifletter meglio sull’ opere e sullo stile degli antichi scrittori; ripreser gli abusi che nello scrivere s’erano introdotti, e in gran parte esiliarono le barbarie a la rozzezza ch era prima sì comune ne’ libri. Le stesse sì feroci contese che gli uni contro gli altri eccitarono i gramatici di questo secolo, giovaron non poco a introdurre una maggiore eleganza. Un error di lingua scoperto nell avversario era come una piena vittoria sopra lui riportata. Quindi l’impegno di non dar ansa d’insulto ai’suoi proprj nimici, e l’ attenzione perciò a sfuggire scrivendo ogni cosa che potesse sembrar degna di biasimo; e quindi ancor la premura di cogliere in fallo il rivale, e la minutezza nel rilevarne ogni minimo errore. Ciò ch è più strano, si è il vedere che in mezzo a sì gran numero di precetti e di precettori, e in mezzo a tanti libri che insegnavano a scrivere con eleganza, furon nondimeno sì pochi gli scrittori veramente eleganti; e quei medesimi che prescrivevano quali leggi si dovesser seguire a scrivere correttamente, usarono per lo più di Tiraboschi, Voi IX. 28