Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/444

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iG5tì LIBRO uno stile che è Len lungi da quello degli antichi scrittori. Chi può soffrire lo stile del Guarino del Filelfo, del Valla e di tanti altri gramatici dei quali abbiam parlato? Il Poliziano, come fu ad essi posteriore, così è assai più colto; ma non si può dire scrittor perfetto. E nondimeno erano tutti ammiratori di Virgilio, di Cicerone e di altri autori del buon secolo; e facendo essi pure quel continuo studio sull’opere loro, con cui poscia molti hanno ottenuto d’imitarli cotanto felicemente, essi nol poteron mai ottenere. Ma di ciò ho lungamente parlato nella Dissertazione premessa al secondo tomo di questa Storia (p. 33, ec.); e non giova qui il ripetere ciò che allora si è detto. Ben non vuolsi passare sotto silenzio una riflessione troppo gloriosa all’Italia. Come quasi tutte le opere degli antichi scrittori greci e latini che finallora erano state dimenticate, furono scoperte o in Italia, o dagl’ Italiani, così quasi tutti i primi interpreti e comentatori dell’opere stesse e di quelle ch eran già conosciute furono italiani, o almeno per lungo soggiorno divenuti quasi italiani. Ciò che ne abbiamo detto e in questo capo medesimo e altrove, il prova abbastanza. E se alcun si vorrà prender la pena di unir insieme quanti di tutte le straniere nazioni si applicarono a tali studj, vedrà quanto sia scarso il lor numero in confronto de’ nostri. Quindi era in fatti il venire che da ogni parte facevasi alle scuole italiane di belle lettere, e la comun persuasione che solo in Italia si potesse imparare a scrivere con eleganza. In questo stesso capo ne abbiam vedute le pruove; c