Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/90

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l3o4 LIBRO così autorevoli che basti la lor parola a farcene certa fede. Lo stesso Quadrio poi rigetta come del tutto favoloso (t 4, p 62) ciò che delle Tragedie composte in lingua italiana da Fabricio da Bologna nel sec XIII racconta il Bumaldi. I primi, benchè assai rozzi, saggi di poesia drammatica italiana sono le rappresentazioni poc’ anzi mentovate de’ sacri Misteri. Fra essi abbiamo La rappresentazione del Nostro Signor Gesù Cristo, la quale se rappresenta nel Colliseo di Roma il Venerdì Santo con la sua SS. Resurrezione istoriata, stampata più volte, e opera di Giuliano Dati fiorentino, di Bernardo di mastro Antonio romano e di Mariano Particappa (ib.). Il Dati, secondo il Quadrio, fioriva circa il 144^- come egli viveva ancora non solo alla fine di questo secolo, quando pubblicò tradotta in versi italiani la lettera del Colombo sullo scoprimento dell'America (ib. t. 6, p. 48), ma visse ancora fino al primo di gennaio del 1524 (ib.p. 148), così non possiamo accertare quando quella sacra farsa fosse da lui composta (a). Antiche sou certamente quelle di Feo Beicari, perciocché l’Abramo e l’Isacco da lui composta in ottava rima fu la prima volta recitata in Firenze nella chiesa di Santa Maria Maddalena l’anno 1449 (V. Mazzucch. Scritt. ital. t. a, (a) Di Giuliano Dati si hanno ancora alcuni poemetti italiani in assai rozzo stile stampati negli ultimi anni di questo secolo a Roma, de quali la menzione il padre maestro Audilrcdi (Calai, rom. Edit. saec. XV, p. 3ih, 3a7, 3a8, 32g, 4a>)-