Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/160

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^4® libro sepoltura del Conte Claudio ordinata da Giulio Romano. Di Lucrezia di lui moglie, oltre una lettera a lei scritta da Vincenzo Martelli (Ect~ tere di XIII Uomini ili. Veri. i564, Aggiunta p. 22), troviam più distinta menzione in tre lettere di Girolamo Muzio (Muzio, Lett. p.96, 117, 120, ed. Fir. 1590), nelle quali la esorta alla pietà cristiana, e sembra temere ch ella non si lasci avvolgere nelle recenti eresie, e accenna il nimico ch’ ella ha in casa; colle quali parole allude per avventura ad alcuno di religione non ben sicura ch ella avea al suo servigio. L' ultima però delle accennate lettere ci dimostra ch’ essa stava ferma nella sua fede; perciocchè il Muzio così le scrive: Dolgomi di haver con la lettera mia turbato l animo vostro, et mi allegro della cagi'on di ud turbazione, la quale a voi non può essere se non di merito appresso Dio; dappoichè vi duole, che altri abbia da dubitare che voi siate fuori del grembo della Cattolica Chiesa, la quale è ferma colonna et fondamento della verità. Queste lettere appartengono al 1545, e sei anni appresso morì Lucrezia, come ricavasi dalla lettera di condoglianza che Paolo Sadoleto ne scrisse al co Fulvio di lei figliuolo (Appen, ad Epist Jac. Sadol. p. 262, ed. rom. 1767). Questi ancora e Claudia di lei sorella non debbon qui essere ommessi. Del co Fulvio, quando era ancora in assai tenera età, scrive Vincenzo Martelli in una lettera a lui indirizzata (Lett, di XIII Uomini ill. Agg. p. 10), ch'egli avea già risvegliata sì grande aspettazione di se medesimo, che se tutti gli altri giovani