Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 2, Classici italiani, 1824, XI.djvu/152

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7 5 2 LIBRO questa età, e versato nella seria ugualmente che nella piacevole letteratura. L’esatto articolo che intorno a lui ci ha dato il co Mazzucchelli (Scritt. it. t. 2, par. 1, p. 247, ec.), ci dispensa dal dirne qui lungamente. Nato in Venezia agli 8 di febbraio del 1513 da Francesco Barbaro, pronipote del celebre letterato del medesimo nome, e inviato agli studii a Padova, vi ebbe a maestri Federigo Delfino nella matematica, Giovanni Zamberti nell’ ottica, Marcantonio Passero soprannomato il Genova nella filosofia. Al coltivare gli studii congiunse il fomentarli negli altri, e a lui dovettesi principalmente la costruzione dell' orto botanico e la fondazione dell accademia degl’Infiammati. Corrispondenti all’impegno del Barbaro nel promuovere le belle arti, furon gli onori che da quella università gli vennero compartiti; per-. ciocche oltre la cattedra di filosofia morale a lui affidata, e oltre la laurea che gli fu conceduta, si trova ancor menzione di un arco di fino marmo in onor di esso innalzato. Ma la Repubblica il destinava a cose maggiori. Richiamatolo in patria, gli commise la cura di continuare la Storia della Repubblica, scritta dal Bembo, lo sollevò ad onorevoli cariche, e lo scelse a sostenere splendide legazioni. Giulio III nel dicembre del 1552 il diè coadiutore nel patriarcato d’Aquileia a Giovanni Grimani. Intervenne nell an 1563 al concilio di Trento, e in quel venerabil consesso fece ammirare la sua prudenza non meno che la sua dottrina. Finalmente venne a morte in Venezia a’ 12 d’aprile del 1570, celebrato da tutti i più illustri