Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/132

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1284 LTBno maxima. Is est Oc lavi us meus, qui Urbem, a qua ceteri honestantum, sua ipso, virtù fé nobilitat;' tre ode a lui scritte da Levino Torrenzio (Carm. l. 1), una lettera del Cardinal Sadoleto, in cui lo dice uomo ottimo ed eruditissimo (t. 2, p. 334)5 e più altre testimonianze di Q. Mario Corrado e di Latino Latini recate dal P. Lagomarsini, e quelle ilei M11 reto, di Achille Stazio, di Giambattista Pigna e di altri scrittori di quell età prodotte dal Cardinal Querini (Specimen Brix. litterat. pars 2, p. 322). Ma bello singolarmente è l'elogio che ne fa il sopraccitato Cardinal Federico Borromeo. il qual dice ch era uom peritissimo in tutta l'antichità, e degno a cui tutti accorressero ad essere istruiti 5 ma che nulla mai diede alla luce, permettendo solo che certe sue cose corressero manoscritte; perciocchè, dice, ei temeva troppo i giudizii degli uomini, mentre anzi era giusto che il giudizio di lui fosse dagli altri temuto. Egli aggiugne di averne veduto nella Vaticana un Trattato di Gramatica, e che nell’Ambrosiana conservasi un codice di conti da lui scritti, Codex rationum Octavii Pacati, il qual ben dà a vedere quanto egli fosse versato nella cognizione de pesi e delle monete antiche. Ei dice ancora di averne veduta una Cronaca delle cose di Roma. che debb’ essere quell' opera cronografica che il P. Possevino afferma che già esisteva nella celebre libreria di Gianvincenzo Pinelli; e la stessa opera che quegli Annali che il Latini, scrivendo della istruzione del Cardinal de Nobili affidata al Pantagato, dice ch’ egli era stato costretto ad interrompere,