Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/212

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1364 ■ L.1Bno col titolo di vicedomino a Ferrara. L’amicizia che ivi contrasse con Niccolò Leoniceno, con Antonio Tebaldeo, con Jacopo Sadoleto e con Ercole Strozzi, gli rendette caro e piacevole quel soggiorno, talchè tornato due anni appresso col padre a Venezia, spesso solea colà ritornare, standosi ora in città, or nella villa dello Strozzi, caro anche al principe Alfonso, poi duca, e a Lucrezia Borgia di lui moglie, di cui fu assai confidente. In Venezia frattanto era egli uno dei’ principali ornamenti della celebre Accademia ivi aperta da Aldo Manuzio il vecchio 5 ma pochi anni continuò ivi il suo soggiorno, e nel 1506 passò alla corte d Urbino, di cui forse non v’avea allora la più magnifica e la più splendida nell’accogliere e nel favorire gli uomini dotti. Sei anni trattennesi ivi il Bembo, coltivando piacevolmente i suoi studi, e godendo del favor di que' principi, a quali si mostrò egli grato scrivendo in lor morte relegante dialogo De Guido Ubaldo Fere trio, deque Elisabetha Gonzaga Urbini Ducibus. Nel 1512 passò insieme, con Giuliano dei Medici a Roma. Lo spiegar ch'egli fece felicemente un antico libro latino inviato dalla Dacia a Giulio II, gli conciliò la grazia di questo pontefice; morto il quale fra poco, e succedutogli Leon X, questi, prima ancora di uscir dal conclave, scelse a suo segretario il Bembo, assegnandogli lo stipendio annuale di tremila scudi. Lo stato felice ed agiato in cui allora trovossi il Bembo, e il lusso che regnava nella corte di Leon X, gli furon d inciampo; poichè perdutosi dietro ad una cotal Morosina, da cui non seppe staccarsi,