Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/310

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


1462 LIBRO per uguale spazio di tempo il Cardinal Girolamo Ghinucci. La morte il privò del primo padrone, l’altrui invidia del secondo. Andò allora il Bonfadio errando per qualche tempo ed or trattenendosi in patria, or in Venezia, or in Roma, ora in Napoli; e di varie occasioni (di onorevol servigio, che gli furon offerte, o non potè godere, o godette solo per breve tempo, parendo che cospirasse ogni cosa a fargli condurre una vita disagiata e penosa. Finalmente ritirossi a Padova, ove in un tranquillo ozio attese agli studi, e istruì ancor nelle lettere Torquato figlio del celebre Pietro Bembo, di che, oltre le pruove accennate dal conte Mazzucchelli, abbia 111 la testimonianza di Ortensio Landi: Jacopo Bonfadio fu Precettore di Mons. Torquato Bembo (Cataloghi, p. 562). Il conte. Mazzucchelli crede probabile che ei tenesse ancor pubblica scuola; ma se ciò fosse, pare che qualche indicio ce ne darebbero gli storici di quella università, che non ce ne dicono motto. Era però allora il Bonfadio mal soddisfatto del presente suo stato; perciocchè toltagli una provvisione che sul vescovado di Vicenza aveagli assegnata il Cardinal Rodolfo Pio, ei trovavasi assai ristretto di beni di fortuna, e incerto del modo con cui sostenere la vita, e cercava perciò coll opera de’ suoi amici qualche onesto ed utile impiego. Esso gli fu finalmente offerto circa il 1545 dalla Repubblica di Genova, che lo invitò alla cattedra di filosofia, a cui poco appresso fu aggiunto l’incarico di scriver per pubblico ordine la Storia di quella Repubblica. Egli fu assai lieto del modo