Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/367

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TERZO l^>*9 si renda più oscuro. Più utile fu il pensiero ch'egli eseguì di pubblicare le prose antiche di Dante, di Petrarca, del Boccaccio e di altri. Chi crederebbe che il Doni, le cui Lettere, per l'irreligione con cui sono distese, furon proscritte, avesse impugnata la penna a scriver contro gli eretici? e nondimeno io veggo citarsi nella Biblioteca dell’Haym (t, 2, p. 627) la Dichiarazione sopra il terzo dell'apocalissi coni in gli Eretici, da lui data in luce nel 1562. Io non l’ho veduta. Ma da un tal pazzo che potevasi aspettare in tal argomento? Io non vo trattenermi ad annoverare tutti i libri da lui pubblicati. Nella citata Biblioteca se ne ha un lungo catalogo, a cui però ne mancano alcuni rammentati da Apostolo Zeno nelle sue Note al Fontanini. E forse ciò non ostante alcuni ne sono stati da amendue tralasciati, come un libro di medaglie d’uomini illustri, ch’ei chiaramente dice di aver fatto stampare, dedicato al conte d’A versa (Zucca, p. u)4, 3ot)). Moltissime altre son poi le opere ch’ei promette di scrivere, o accenna di avere già scritte, benchè non sappiasi che sieno state stampate. Ma io non debbo qui trattenermi in cotali troppo minute ricerche. Osserverò solamente che il Doni stesso confessa la sua soverchia facilità nello scrivere, facendo dire al Bettusi in uno de’ suoi Dialoghi; I miei libri per dirvi il vero son parenti di quegli del Doni, che prima si leggono che sieno scritti, et si stampano innanzi che sien composti (Marmi, par. 1, p. 1 {o). Inoltre soleva egli ripeter più volte e rifrigger le cose stesse per far nuovi libri senza fatica.