Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/374

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15a6 libro come ignorante, plagiario e correttore superbo dell’ altrui opere. Io rifletto però, che anche nella prima edizione della prima Libreria ei non fece che nominare il Domenichi. e accennarne alcune opere, senza alcuno di quegli elogi de' quali con altri ei soleva essere liberale. D’ allora in poi non lasciò il Doni passare occasione alcuna in cui non pungesse e non maltrattasse il Domenichi; e varii passi se ne posson vedere raccolti e citati dal suddetto Zeno (ivi ep. 224), a’ quali io dubito che debba aggiugnersi un passo de Marmi, stampati nel 1552, in cui il Doni descrive e deride un corale (Par. 3, p. 85) che non è altri, a mio parere, che il Domenichi stesso. Il Zeno crede ch’ essi poscia si riunissero in amicizia, e il congettura al vedere che nella ristampa delle Librerie del Doni, fatta nel 1557, vi è non solo il nome, ma il ritratto ancor del Domenichi. Ma se essi allora si riconciliarono, divennero presto nuovamente nimici, e nel 1562, quando il Domenichi stampò i suoi Dialoghi, in quel della Stampa si rivolse con furor contro il Doni. E qui ci si offre uno de’ più strani aneddoti che nella storia letteraria s incontrino, e che non è stato, ch’ io sappia, avvertito da alcuno. Questo Dialogo del Domenichi è tolto interamente dai' Marmi del Doni (par. 2, p. 5), stampati fin dal 1552, ove s’introducono i personaggi medesimi clic $ introducono dal Domenichi, e dicono le stesse cose e colle stesse parole dal principio fin alla fine, trattone qualche leggerissimo cambiamento, come io ho conosciuto confrontandogli attentamente tra loro. Il solo ardire di usurparsi