Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/379

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


TERZO 1531 opere «'incontra j ognun può immaginarlo al riflettere che chiusi erano all’Aretino que’ fonti ai’ quali poteva attingerla. Io certo non ho mai veduti libri sì voti ed inutili, come quelli di questo impostore. Alla profonda ignoranza fu uguale la viltà dell’animo nell’Aretino, il cui unico scopo in tutto ciò ch’ egli scrive, si vede essere l’ interesse e il guadagno. Quindi il rammentare scrivendo ad alcuno i doni che da altri avea ricevuti: quindi l adular bastantemente tutti coloro da’quali potea sperar ricompensa, e volgersi con dispetto contro di quelli che o non gli facean provare la loro riconoscenza, o gli erano men liberali di quello ch’ egli sperasse. Quali poi fossero i costumi dell’Aretino, abbastanza cel mostrano le sue opere stesse, ove oltre le oscenità che vi sono a larga mano per entro sparse, si veggon ancor nominate e le donne con cui vivea, e le figlie che n’ ebbe; ed egli innoltre vi si scuopre uomo senza principio alcuno di probità e di religione; e se talvolta ei si mostra compunto e ravveduto de’ suoi errori, tra poco torna all’ usate sue empietà. Or un uomo tale, che appena avrebbe dovuto osare di mostrarsi al pubblico, non ebbe mai forse chi lo uguagliasse in prosunzione e in arroganza. Veggasi com' egli parla di se medesimo, come si usurpa i titoli di divino, di scopritore delle virtù e de’ vizii, d’uomo per divina grazia libero, ec. Ei giunse fino a far coniare medaglie in sua lode, e a mandarle a diversi principi, e tra essi al re di Francia. Io confesso che nello scorrer che ho fatto le Lettere di questo sfacciato impostore,