Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/402

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
1554 LIBRO

non mancarono all Italia uomini d’ingegno instancabile e laborioso, che si accinsero a coltivare e a promuovere questo studio. Già abbiamo osservato (l. 1, c. 5) che il primo saggio di Bibblia poliglotta, che si vedesse in Europa, fu il Salterio quadrilingue, stampato in Genova nel 1515 (a), e abbiamo ancora parlato della stamperia arabica aperta in Fano nel 1514, e dell’edizione dell’Alcorano fatta in Brescia, e della celebre stamperia di lingue orientali che il Cardinal Ferdinando de’ Medici aprì in Roma verso la fine del secolo. Or qui dobbiamo ricercar di coloro che in questi difficili studi occuparonsi con maggior lode, e segnarono agli altri la via per cui giungere alla cognizione di quelle lingue. II. Agostino Giustiniani, nel capo precedente mentovato già tra gli storici, fu l’editore del Salterio quadrilingue poc'anzi accennato. Anzi avea egli intrapresa una somigliante fatica riguardo a tutta la sacra Scrittura (V. Script. Ord. Praed. t. 2, p. 96, ec.); ma sol quella parte ne venne a luce. La fama che con quelopera egli ottenne, fece che verso il 151 *7 il re Francesco I chiamollo a Parigi per esservi (a) II primo a ideare una specie di Bibblia poliglotti» fu Aldo Manuzio il vecchio, come ci mostra una lettera da lui scritta l'anno i5o3, e riportata dal Maittaire (Ann. typogr. t. 2, p. 4)- s°l° “’el>t>e l’idea, ma ne pubblicò ancora un saggio in un foglio volante, di cui ha copia il più voite da me lodato abate Mercier, stampato in tre colonne, cioè in ebraico, in greco e in latino (V. Esprit des Joimiaux, 1 -qo, srpt. p.).