Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/69

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TER/O 1221 però possiam contrapporre la stima che per lui ebbe lo stesso Vettori. uom certamente dottissimo, la qual ben si mostra nelle diverse lettere che ne abbiamo a lui scritte (P. /¿~ ctor. Epist p. 14, 37, 87). Nel 1549 fu chiamato a Venezia ad occupare la cattedra del celebre Battista Egnazio omai decrepito; e benchè il duca Cosimo si adoperasse per ritenerlo, il Robortello nondimeno volle colà recarsi. Nel qual tempo ancora, divertendo a Udine, vi prese moglie. Dicesi che in Venezia egli avesse non piccole brighe col suo antecessore Egnazio j e che questi sdegnato assai pel disprezzo che di lui mostrava il Robortello, giugnesse a sguainare un coltello, e ad assalirlo pubblicamente. Ma credesi ancora, che questi racconti sieno stati esagerati oltre al dovere, nè io reputo necessario il trattenermi a disputarne. Confessa però lo stesso sig. Liruti che e Paolo Manuzio e Andrea Alciati ebbero di che lagnarsi del Robortello per la maniera sprezzante con cui combattevano le opinioni; e dell’ odio di molti, che perciò incorse in \ cnezia, fan pruova alcuni pungenti versi composti in occasione d’ una caduta ch’ ei fece innanzi a un macello, pubblicati dal P. degli Agostini (Calogerà, Opusc. t. 33, p. 103). Frattanto nel 1552 il Robortello fu destinato a succedere in Padova alla cattedra di greca e di latina eloquenza al celebre Lazzaro Buonamici allora defunto, e gli fu assegnato l’annuale stipendio di 300 fiorini. Cinque anni trattennesi in Padova il Robortello, finchè nel 1557 fu inviato a Bologna, ove per tre