Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/82

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1234 LIBRO la sua Poetica, (li clic altamante si offese il Giraldi. Ed ecco con ciò spiegati que' versi di questo poeta, che sono stati finora un enigma non ben inteso da alcuno, ov egli dice: Poscere non ausim Vidam, promittere quamvis Sit montes auri solitus; nam carmine nomen Ipse suo expunxit, nostroque a limite Vates Summovit teneros hunc qui succurrere credas? Carm. de Dirept. Urbis Op. t. l.p. |)ll Ed ecco insieme spiegata Yorigine del mal talento del Giraldi medesimo contro il Vida, di che altrove diremo. Lungo fu il soggiorno che fece in Roma il Giraldi, ove fu così accetto a’ tre pontefici LeonX, Adriano VI e Clemente VII, ch'ei non chiedeva loro cosa che non l'ottenesse, e credevasi, comunemente ch’ ei dovesse essere promosso a qualche cospicua dignità (ante Syntagm, 4 de Diis). Ma egli non ne trasse quel frutto che ne sperava, e non ebbe altra dignità che quella di protonotario apostolico. Non solo egli si duole di avere inutilmente consumati ivi i migliori suoi anni (ante Syntagm. 14 de Diis), ma di averne ancor riportata una ostinata e dolorosa podagra, che gli fu poscia di continuo tormento. Sembra però, che allo sconcerto della sua sanità desse egli stesso qualche colpevole occasione; e io lo raccolgo da una lettera di Celio Calcagnini a Gianfrancesco Pico, in cui scrivendo del Giraldi, Admonui etiam, dice (Op. p. 111), communi nomine, ut mores pestilentissimae Urbis caveret, et coeli insalubritatem declinaret, unde jam podagram et nephritim contraxit: quod nisi eum Deus aliquis benignus respiciat, periculum esse