Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/214

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sul materiale, per così dire, della poesia; nulla vi ha intorno alle intrinseche sue bellezze, nulla del genio e dell’entusiasmo poetico; ma vi si veggon soltanto minuzie gramaticali che invece di addestrare i giovani poeti a un nobile e ardito volo, ne incatenano in certo modo l’ingegno, e il fanno schiavo di quelle puerilità delle quali un vero poeta non soffre il giogo. Quindi a me pare che troppo esagerate sieno le lodi con cui l’hanno esultata il l’ossio, il Casaubono, il Lipisio ea’altri scrittori citati dal Pope Blount (Censura celebr. Auct. p. 600), da’ quali egli è detto uomo divino, e il più dotto che mai vivesse; elogi, i quali a me sembra che non si possano adattare allo Scaligero, senza oscurar la fama di tanti altri che a una erudizione e a un ingegno non inferiore, e forse anche maggior di quello di cui fu egli fornito, congiunsero assai miglior gusto e assai più (fino discernimento.

Capo V.

Gramatica e Rettorica.

I. Il gran numero di eleganti scrittori sì in prosa che in verso, sì nella lingua latina che nell’italiana, di cui fu fecondo il secolo xvi, gli ha fatto avere a giusta ragione il titolo di secolo dell’amena letteratura. Or s’egli è vero che a formar valorosi scrittori si richieggono valorosi maestri, ognun può intendere agevolmente qual copia (di eccellenti professori dell’arte di ben parlare dovesse a1 que’ tempi avere