Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/42

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2004 LIBRO modo che nc venivano pubblicamente beffeggiati e derisi. E nomina principalmente Giovanni Gazoldo, di cui dice che pe’ suoi ridicoli versi fu spesso dal pontefice condannato ad esser solennemente battuto, e che si rendette la favola di tutta Romane ad esso congiunge Girolamo Brittonio, deriso esso pure per la stessa regione. Celebre è ancor nelle storie il nome di Baraballo da Gaeta, che vantandosi di dire improvvisamente versi uguali a que’ del Petrarca, pretese di essere al par di lui coronato nel Campidoglio; e si può vedere presso il Giovio la descrizione della ridicola pompa con cui si diè principio alla cerimonia solenne, la quale non fu compita, solo perchè l’elefante, su cui Baraballo era stato posto a sedere per essere condotto in trionfo, mostrando maggior senno che gli uomini, non volle mai passar oltre al Ponte S. Angelo (Vita Leon. X, p. 97, ec.). E qui poichè abbiamo parlato degl improvvisatori che al tempo di Leon X ebbero maggior fama, ci 1 sia lecito l’ aggiugnerne alcuni altri che ne se-j guiron gli esempj. Io non trovo menzione d’altri che verseggiassero improvvisamente in latino, Ma la poesia italiana n ebbe non pochi. Già abbiam veduto che fu questo uno de’ pregi del celebre Luigi Alamanni; e abbiam pure fatta altrove menzione di Giambattista Strozzi, del Pero, di Niccolò Franciotti e di Cesare da Fano (par. 1, p. 134). Il Casio rammenta con lode Filippo Lapacino piovano in Toscana con questi versi: