Pagina:Torriani - Senz'amore, Milano, Brigola, 1883.djvu/175

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


quanta voce aveva in corpo, e rialzando la sottana, e lasciando cadere in terra il largo cappello da prete, raggiunse di corsa il cugino, gli buttò le braccia sulle spalle per obbligarlo a voltarsi, e gli disse tutto eccitato:

— Anche tu verrai a cercar fanghi con noi domani. È bello, sai, ci si diverte tanto...

E rivolgendosi ai compagni che l'avevano seguito da lontano, gridò:

— Verrà anche lui! Voglio che venga perchè è mio cugino, e mio amico... e perchè... perchè...

Non lo potè dire il perchè. Gli pareva che gli altri dovessero burlarsi di lui, se sapevano che faceva tanto caso di quell'avvenimento scolastico. Si voltò invece a guardare Vicenzino e soggiunse:

— Lo sappiamo noi il perchè. E, dandogli un'altra stretta alle spalle, lo fece girare due volte intorno a sè, in segno di tenerezza, poi lo piantò là, corse a pigliare il suo cappello e se ne andò, gridando da lontano:

— Ricordati, Vicenzino! Domattina alle sei, qui, sulla piazza.

Vicenzino fu puntuale come un innamorato, e da quel giorno i due fanciulli furono inseparabili. Vincenzo inventava ogni sorta di chiassate per quegli ultimi mesi che gli rimanevano di libertà, si ubbriacava d'allegria, di rumori, di giochi; correva fino a perdere il fiato, faceva salti da rompersi il collo, metteva grida da schiantarsi il petto, ed era felice.