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affare? Dietro a tale felice scorta anch'io medesimo prendo coraggio di presentare all' ILLUSTRISSIME SIGNORIE VOSTRE questo qualunque mio capriccioso Dialogo corredato di confacenti note, ch'alla per fine non è che un'unione di riflessioni, osservazioni, ed esercitazioni da me fatte o su' libri, che lessi, o sugli studi, che vò coltivando, o su' costumi, che vengono pratticati a' dì nostri. Qual tempo migliore e più a proposito poss'io trasceglier a ciò fare di questo? in cui, celebrandosi li faustissimi VOSTRI SPONSALI, ciascheduno a gara procura di appalesare o più sinceri segnali di servitù, di rallegramento, di amicizia in verso le SS. VV. ILLUSTRISSIME. Voleva il moderno costume, che vi si offrisse una qualche consueta Raccolta di varie Poesie, le quali andassero predicando, come suol farsi, le gesta de' vostri Antenati, e vi si mettesse d'inanzi in lunga schiera i gloriosi Vostri Bisavoli, ed Avoli defonti. Ma quale stravagante consuetudine è mai questa! Formare un lugubre apparato di fredde ossa, e di tristi cadaveri, e porlo sotto alla vista di novelli ridenti SPOSI in giorni d'allegrezza intorno al Talamo Nuzziale! Oltrechè troppo omai divenuto è abominevole il frequentissimo nome delle Raccolte, e vieppiù pel solito infelice fine, a cui vengono destinate ordinariamente, cioè al vilissimo uso de' Pizzicagnoli, e degli Speziali. Per la qual cosa io meglio amo di Dedicarvi questo mio Dialogo, in cui non mesti, e luttuosi spettacoli, ma nuovi forse ghiribizzi, bizzarre idee, e ridicole ancor filastrocche rinvenir vi potrete; onde rendere vieppiù lieti ed allegri questi festosissimi