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[Particolarità dialettali.]153. I dialetti fanno largo uso di questi ultimi: mil. intra quèla ch’el diis mentre dice; emil. in col menter ch’al-dis, mentre dice (l’ital. ha in quel mentre = intanto, frattanto); rom. quanno che spuntò la primavera, quando spuntò..., come che ve dirò, come vi dirò; nap. comm’infatti, infatti (nelle quali ultime locuzioni è da notare il riempitivo che e come).
IX. — L’INTERIEZIONE.
[Definizione e specie.]154. L’interiezione è voce di solito monosillabica nulla esprimente in se stessa, ma che, posta a principio di proposizione o avanti a una singola parola, serve ad annunziare o esprimere il sentimento di chi parla: di maraviglia, di dolore, di dubbio, di minaccia, ecc.: oh! ah! mah! veh! ecc..
Talvolta la segue, e fa tutt’uno con essa, la parola medesima di cui preannunzia l’idea: oh, orrore! oh, gioia!
Altre volte è una parola che viene usata in esclamazione: peccato! coraggio! diavolo!
[Usi dialettali.]Tra le esclamazioni si considerano le infinite frasi che escono dall’animo commosso, e tra le quali tengono un triste primato le imprecative: p. es. che sci sparate! che sii «sparato», ammazzato!
X. — FORMAZIONE DELLE PAROLE.
[Per flessione, derivazione, composizione.]155. S’è già visto come da un’medesimo tema o radice si possano formare voci diverse modificando la terminazione: e sappiamo che questo modo di formar le parole si chiama flessione (nn. 52 e 75).