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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/109

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[Il punto interrogativo e esclamativo;]Il punto interrogativo chiude la frase interrogativa; l’esclamativo, l’esclamativa; l’esclamativo-interrogativo o misto, la frase che è interrogativa e esclamativa insieme: morto?!

Le interiezioni non richiedono l’esclamativo, ma la virgola, quando sono seguite da una frase esclamativa: oh, che disgrazia!

Dopo l’interrogativo e l’esclamativo si può porre altro segno d’interpunzione, se essi sono affissi a incisi o proposizioni incidentali: debbo darvi, purtroppo!, una brutta notizia; l’esito, perché non ve lo dovrei dire?, è stato felice.

[la parentesi;]«La parentesi tonda serve a racchiudere idee che non hanno una necessaria relazione col resto del discorso»: l’amico (chi lo crederebbe?) non si fece più vedere.

[i puntini, le virgolette, ecc.]165. I puntini segnano una sospensione nel discorso; le virgolette racchiudono le parole citate o pronunziate; la lineetta, quelle che si riferiscono come pensate (altre l’adoperano al posto della parentesi o delle virgolette); la stanghetta è tratto d’unione tra due parole o in fin di rigo; l’asterisco ripetuto tre volte si segna al posto d’un nome che non si può o non si vuole dire: «Era essa l’ultima figlia del principe ***» (Manz.). La dieresi si adopera per separare nella pronunzia le due vocali d’un dittongo; la parentesi quadra per racchiudere lettere o parole da noi introdotte in una citazione (v. 163).

Degli accenti acuto e grave e dell’apostrofo si è già parlato (v. 27 sgg.)

[Uso della maiuscola.]166. La maiuscola si adopera in principio di periodo, coi nomi propri o con parole considerate come tali (Porta Pia, La Divina Commedia, il Re, il Municipio). Viceversa si adopererà la minuscola, quando un nome proprio viene usato come comune: contento