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[Necessità di applicarlo a tutta l’Italia.]Se non che tale restaurazione della lingua e del sentimento italiano, tale purificazione della loquela natìa da ogni traccia d’imbastardimento, dovuto alla varia deleteria azione della nostra multiforme servitù a tutto ciò ch’era forestiero, non sono richieste soltanto là dove lo scempio fu più violento, ma appaiono necessarie, improrogabili in ogni regione d’Italia, dalle liberate Alpi al mare ritornato nostro.
[Attitudine della lingua e dei dialetti a purificarsi reciprocamente raffrontandosi, per la loro comune italianità, dimostrata dalle versioni dialettali del brano manzioniano raccolto nell’Appendice.]Lingua e dialetti vivono ora dovunque una vita impura, guasta per reciproca nefasta contaminazione. Bisogna ricondurli alle loro sorgenti naturali, rinnovando tutta la vita nazionale, e, con ritmo conforme, dando all’una e all’altro la coscienza della propria originaria essenza.
Questa coscienza non può formarsi che in un perpetuo, minuzioso raffronto: e solo per esso e in esso il dialetto e la lingua, che è quanto dire la regione e la nazione, celebreranno la loro individualità, la loro libertà, pur vivendo, in piena concordia, anzi in una perfetta fusione, l’uno della linfa vitale dell’altra, tolta via per sempre ogni mistura straniera e ogni pericolosa soffocazione d’un fecondo e sano regionalismo[1].
Una prova luminosa di questa mutua compenetrazione intendono offrire le versioni, che abbiamo
- ↑ Come la lingua madre possa purificare i dialetti, ricondurli «alle proprie originarie fattezze, al senso della propria dignità», ha dimostrato, pel caso del ladino, il Salvioni, nel suo mirabile discorso inaugurale al R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Ladinia e Italia, dell’11 genn. 1917 (v. Atti), una delle manifestazioni più serie e utili che la guerra abbia ispirato alla scienza italiana.