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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/18

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logicismo ancora resistente, per esser utile in ogni scuola di qualunque regione, non esclusa la Toscana[1], deve di necessità restringersi a tracciare soltanto la linea maestra del metodo, profilando de’ dialetti presi nel loro complesso le caratteristiche più rilevanti all’opportunità e efficacia de’ raffronti e traendo dai singoli solo gli esempi tipici di tendenze e di atteggiamenti e, per ciò, capaci di segnalarne di analoghi, propri di quello che più c’interessa, di far intuire la varietà infinita de’ legami tra esso e la lingua, e di tener sempre desta, formandone quasi un’abitudine, la curiosità d’indagarli, di scoprirli. [Opportunità d’altri sussidi.]S’intende, infatti, come a voler approfondire le corrispondenze, estendere la ricerca ai fenomeni essenziali d’un determinato dialetto, condurre insomma



  1. Ai Toscanismi del compianto Fedele Romani (autore altresì degli Abruzzesismi, Calabresismi, Sardismi, Firenze, Bemporad, 1907) si sono aggiunti proprio quest’anno, pei tipi del Giusti di Livorno, i Lucchesismi, manualetto per lo studio del vernacolo con la lingua ad uso delle scuole della Provincia di Lucca, egregiamente compilato secondo il metodo del Romani stesso, da Giovanni Giannini e Idelfonso Nieri, due espertissimi filologi e folklöristi, e che abbiamo subito messo a profitto. — Mi sia lecito, peraltro, esprimere qui il dubbio che l’adozione di questi -ismi o delle corrispondenti locuzioni Voci e modi errati con cui si presentano questi sussidi allo studio della lingua, mentre sono incensurabili nel rispetto della proprietà, non siano per perpetuare la diffusa quanto falsa e dannosa opinione che il dialetto sia qualcosa d’inferiore alla lingua, e perciò di disprezzabile e di temibile come un nemico insidioso e pericoloso. Tali espressioni dovrebbero ormai, a mio parere, essere abolite, e sostituite da quella di raffronti o confronti, che meglio corrisponde poi al reale e unico indirizzo propugnato dalla scienza e dalla didattica.