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lo studio comparativo della grammatica con la maggiore larghezza possibile e con una disciplina non improvvisata, convenga agli insegnanti valersi di speciali sussidi del genere di quelli appunto che viene approntando la Filologica romana e dove le leggi principali, le forme flessionali e verbali del singolo dialetto studiato vengono esposte con metodo pratico e piano, ma nel tempo stesso informato a rigore scientifico, e con un perpetuo parallelismo, di cui il primo termine è sempre il dialetto e che qui non sempre era possibile attuare, appunto per la molteplicità de’ dialetti a cui era da tener rivolto lo sguardo.
[Come sia da applicare nella scuola, posto che il libro di testo non è la lezione.]Pure, anche così circoscritta, la nostra esposizione non andrà del tutto esente dall’appunto di soverchia difficoltà, specie per l’uso, sebben cauto e sobrio, di termini tecnici con cui la scienza designa fenomeni tutt’altro che incomprensibili anche a tenere menti, e per la novità sua stessa. Ma qui basterà ricordare il postulato forse più semplice e più importante della didattica, che il libro di testo non è la lezione; che l’ordine e la forma adottati dal trattatista, specie per certe discipline — e questa della grammatica è il caso proprio tipico, — nulla hanno da vedere con quella particolar forma d’esposizione che dev’essere di volta in volta una viva creazione del maestro[1]. Basterà, dico, ricordarlo codesto ca-
- ↑ Varrà per le gutturali e labiali, protoniche e postoniche, per le sillabe aperte e chiuse, per la metafonesi e qualche altro nuovo vocabolo, quel che s’è sempre raccomandato per quelli