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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/54

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dialetto, poi, non si distinguerebbe affatto la declinazione, se non avvenisse nel corpo della parola quel mutamento che s’è studiato al n. 37, e per cui si ha latre pl. lètre, mése mise, vòve vuve, fióre fiùre, znòc znúc, vècchie fem. viècchie masch., ecc.[1].

[Le tre classi e declinazioni italiane.]75. L’italiano, secondo la terminazione del singolare che è -a, -o, -e, ha tre classi:

I. Classe in -a:

a) Femminili sing. -a, plur. -e: la rosa, le rose;
b) Maschili » -a, » -i: il poeta, i poeti.

II. Classe in -o:

a) Maschili sing. -o, plur. -i: il servo, i servi;
b) Masch.      »     -o,    »    femm. -a: il braccio, le braccia (ma v. n. 79).

III. Classe in -e:

Maschili e
Femminili
sing. -e, plur. -i:   il fiore, i fiori,
la parte, le parti

A) Classe prima.


[I classe: nomi in -ca, -cia, -ga, -gia.]76. Per il plur. de’ femm. in -ca e -ga, in -cia e -gia con l’i non accentato, e de’ masch. in -ca e -ga si vedano le norme su i e h considerati come puri segni e non suoni (n. 17).

Alcuni maschili come capoccia, procaccia, boia non si declinano. Belga fa Belgi.



  1. La distinzione, altre volte, è data o dall’art. o dall’agg. che conserva intatta la finale: sta bbella femmene (opp. femmena bbelle); v. n. 97.