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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/55

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[Paesaggi dialettali dall’una all’altra declinazione.]77. In dialetti centro-meridionali sono della prima e non della terza molti nomi, quali: canzona, cóta, dòta, falcia, funa, lenta, lita, péscia, pèsta, tòssa, nocia che in lingua oggi sarebbero errori. Così umbr. mirigghia per meriggio (poet. merigge); il rom. effiggia per effige («Ché te scasso l’effiggia de la faccia» Belli, Le donne litichine, 2); l’umbr. ciniscia, friul. cinise per cenere; mentre il velletr. monnezze per immondezza o immondizia è rimasto della terza.

Vivono tuttavia nella lingua sorta e sorte, arma e arme, strofa e strofe, ma con diverso significato o uso.

Pagini per pagine è oggi anch’esso un errore. Le molli per le molle vive nel lucch. e altri dialetti.

B) Classe seconda.


[Plur. de’ nomi in -io, -co, -go.]78. Per il plur. de’ nomi in -io con l’i non accentato si vedano le norme già ricordate (n. 17).

De’ nomi in -co alcuni fanno il plur. in -ci, altri in -chi; qualcuno in tutt’e due i modi: medici, monaci, sindaci; carichi, giòchi, valichi; traffici e traffichi, lastrici e lastrichi.

I nomi in -go fanno in -ghi, tranne quelli in -fago e -ólogo: laghi, luoghi, ma antropofagi, antropologi. Monologo, tuttavia, fa monologhi.

I dialettali canonichi, amichi, pórchi sarebbero oggi errori.

Uomo fa uomini: del femm. mano sarebbe oggi errore il regolare le mano o le mane da la mana, in vece di le mani.

Patriotto e piloto hanno quasi interamente sostituito patriota e pilota della prima.

Nel rom. in cambio di lavoro si ode anche lavore («un lavore de ricotta»; Belli, Lo scatolaro, 2).

De’ nomi in -aro si usano notaro e danaro; per gli altri s’adopera la forma in -aio: cucchiaio, calzolaio, paio, centinaio, migliaio, ecc.

[Femm. plur. in -a e masch. in -i.]79. Accanto ai regolari femminili plurali in -a di questa declinazione son sorti i plurali maschili in -i,