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forma dialettale è identica a quella che in italiano è men viva, o morta affatto, o poetica.
A non citar nomi d’animali, piante, frutti o geografici che richiedono norme a parte, si osservino: borm. la lum, la odór, la dí, la stéla de la dí», l’invèrn, «un’invèrn orenda», la sal (il sale); sard. una manna arvure un grand’albero; abr. cartulíne «cartolino» cartolina; mbrupèreje «improperia» improperio: friul. une vore «un lavoro» «un’opera» frase avverbiale, molto; «un fî di stampe une vore diviarse» un figlio di stampa molto diversa.
Frequenti sono anche al centro questi scambi: lucch. bigóngio, umbr. biónzo per «bigoncia»; lucch. salviétto, cal. sarviettu, per «salviétta» (più com. tovagliólo); lucch. la Comune, umbr. la Communa per «il Comune»; lucch. e altri: puzza, tomara, ventaglia, per «puzzo, tomaio, ventaglio».
Lo scambio spesso avviene per l’incorporamento, così frequente nella lingua, della prima vocale del nome con quella dell’articolo: l’arena diventa la rena; l’allodola, la lodola; l’azzeruola, la lazzeruola, l’assale masch., la sala femm. (l’asse che congiunge le ruote); e così l’armadio in dial. la rmária; l’amor di Dio, la mordeddio; l’alluvione, er lalluvione; e perfino l’osteria, lo sterìo.
[Formazione del femminile.]87. Quando non si abbia una forma speciale pel maschile e un’altra pel femminile (frate, suora; padre, madre), la formazione del femminile viene regolata dalle norme seguenti:
De’ nomi in -sta, -cida non varia il singolare, ma il plurale: sing. artista m. e f., pl. gli artisti, le artiste; sing. omicida m. e f., pl. gli omicidi, le omicide.
Molti nomi fanno il femm. mutando l’-o, l’-e in -a: figlio, figlia; fornaio, fornaia; cameriere, cameriera.