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Pel vocativo si adoperano le voci sogg. (e fam. anche le ogg.) con o senza o: «o tu, che pasci i buoi presso Mevania caliginosa » (Card.); ma non tutte le persone l’usano.
[Varietà dialettali:]111. Nella forma di così varie voci, nel modo di unirle tra loro e al verbo e, soprattutto, nella misura in cui vengono adoperate, i dialetti, specie settentrionali, presentano non poche né lievi differenze, di cui giova conoscere almeno le più importanti.
[a) nella forma;]a) 1° Nell’alta Italia ricorrono, naturalmente, le voci in consonante, o comunque accorciate: piem. it sas, mi son, emil. t’ sa, am son, tu sai, io sono; mil. vijálter, lúur, voialtri, loro.
Nel centro e nel mezzog. le forme piane, allungate: umbr. me, te, ecc., e mene, tene, vune, lune; nap. nuje, vuje; sic. (e altri dial.) mia, tia, sia, me, te, se.
2° Nell’alta Italia le toniche me, te, ecc., diventano mi, ti (mil. mi disi, io dico, el disi mi, lo dico io), le atone me, te, ecc. — e questo avviene anche ne’ dialetti centr. e merid. — , me, te, ce, ne, ecc.: mil. el me da mi dà; ven. me dise mi dice; rom. me dice mi dice, ecc.; ma sic. (per le note ragioni, 41 D) mi ivi a curcari, sì n’era jutu, andai a coricarmi, se n’era andato.
3° Nel rispecchiare l’ant. ello, elli s’accordano ven. e sic.: elo, eli, ecc., iddu, iddi, ecc.
4° Loro nel ven. si varia pel masch. in lori, pel femm. in lore.
5° Assai diffuso, infine, è il rafforzamento di noi, voi, con altri, -e: friul. no, vo altris; emil. no, vo ater o alter, opp. nueter, vueter; mil. vijálter; ven. noaltri, valtri; umbr. nuantre, vuardre; lucch. noaltri, -e, voaltri, -e, nella campagna fior. noattri, voattri.