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Per il si (se) in luogo di ci (ce) v. 132.
[b) nell’incontro delle atone;]112. b) Nell’incontro di più atone, la prima persona precede la seconda, e entrambe la terza, di due terze la riflessiva, tranne nel caso di se gli, se le, sebbene non ne manchino esempi.
Nel corso vige la norma contraria, che è la più antica: dilumi, dilami, diluli, dilali sono molto più diffusi. di dimmilu, dimmila, dililu, dilila per dimmelo, ecc.
Mi, ti, ci, vi, gli davanti alle terze, mutansi in me, te, se, ce, ve, glie, la quale ultima voce con la, lo, li, le, ne va sempre unita e vale pel masch. e pel femm.
Meco vale con me, teco con te, seco con sé con loro (non con lui): non più usate vosco, nosco. Vivissime sono invece tutte queste forme in qualche dialetto, come p. es. nell’emil. megh, tegh, segh, nòsch, vòsch.
[c) e nella loro unione al verbo;]113. c) Le forme atone se anteposte al verbo (proclitiche) si scrivono staccate, se posposte (enclitiche) attaccate: mi chiedi, chiedimi; me lo devi chiedere, devi chiedermelo.
Ma glielo, gliene, ecc., vanno sempre unite anche avanti al verbo: glielo dirò, gliene parlerò.
In alcuni dialetti anche le forme non atone si fanno encl.: tor. astu? ven. gastu? hai tu?
In altri, specie nel lomb., la voce pron. s’incorpora al verbo: parlet parli, parlavev parlavate.