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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/71

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Si notino questi altri costrutti: abr. sómele magnate, me lo son mangiato, sòtele ditte te l’ho detto, sòmene jite me ne sono andato, soce jito ci sono andato; pe l arevé «per lo riavere» per riaverlo; nap. pe se la fumà per isvignarsela.

Interrogativo: mil. cuse disel? cosa dice? cuse disela? cosa dice essa? cuse dìsej? cosa dicono essi, esse? ven. cossa gala, ela? cos’ha, lei? sémoi proprio a sto punto? siamo (noi) proprio a questo punto?

[d) sovrabbondanza de’ pronomi ne’ dialetti settentrionali.]114. d) Ma la caratteristica più rilevante ne’ dialetti settentrionali compreso il veneto, è la sovrabbondanza de’ pronomi. In unione al verbo i pronomi sogg. atoni vengono ridotti (e spesso usati l’uno per l’altro, specie l’a, at, al) e son fatti precedere da un altro pronome soggettivo o obliquo: mil. lü l’è egli è; ven. lori i è essi sono; emil. me a degg io dico (fr. moi je dis); friul. jo i soi, io sono, ecc.

Oltre a ciò il piem. ripete anche il pron. ogg. di 3ª: mi i l’ö vdülo, io l’ho veduto, l’astu nen podülo vede? non hai potuto vederlo?

Certe ripetizioni non sono ignote al toscano: lucch. tu, che tu sei tanto bravo...

Così i pleonastici mi, ti, gli, ecc., dopo a me, a te, a lui ecc.: rom.. a me non me piace pe’ gnente; lucch. a noi ce l’han fatti pagare cari.

[Le forme obl. per le sogg.]115. L’adoperar le forme oblique per le soggettive in molti casi non è solo corretto, ma necessario. Eccone qualche esempio: come te, quanto me, l’ha detto lui, partiti loro.

Lo stesso dicasi del riferimento del pronome personale a cosa, e della sostituzione di esso, -a, essi -e, a egli, ella, eglino, elleno.

[Esso per egli.]Gli, ammesso per a loro, usasi anche in Toscana anche per le, a lei.