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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/72

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§ 2. — Possessivo.


[Quadro delle forme.]116. Designano una relazione di possesso, in corrispondenza alle persone suddette, le seguenti forme:

sing. plur.
pers.: mio, mia, miei, mie; nostro, nostra, nostri, nostre;
» tuo, tua, tuoi, tue; vostro, vostra, vostri, vostre;
» suo, sua, suoi, sue; loro.

[Con proprio.]Proprio rafforza il possessivo, che può esser taciuto solo se di terza persona: co’ miei propri occhi, dalla sua propria bocca, difende il (suo) proprio diritto.

[La forma congiunta.]La forma congiunta (oltre che in messere, madonna, ecc., dove non si avverte più) si trova ormai soltanto ne’ dialetti coi nomi di parentela e col nome casa: abr. pátreme, sóreme, mójjeme, cunáteme, ecc., mio padre, mia sorella, mia moglie, mio cognato; patrete, ecc. tuo padre; laz. cásema, cáseta, casa mia, casa tua. Nelle forme esclamative: nell’Umbria e altr. eh, mammasua! equivale a figlio mio! ziosuo! a nipote mio! ecc.

[Particolarità dialettali.]117. Ne’ dialetti, compreso il toscano, quando il possessivo precede il nome (e questa è tendenza prevalente al nord), perde l’atona finale: emil. per la so streda, a la so ora, per la sua strada, «alla sua ora» al tempo suo, in casa sua a casa sua; ven. la me bareta, le so mutande, la mia berretta, le sue mutande; cal. a strata sua, certi amici sua, la strada sua, certi amici suoi; rom. per la su strada per la sua strada, ar tempo suo a suo tempo.

In costrutto partitivo: nap. quatto parzunale d’ ’e suoie; rom. quattro opere de le sue, quattro suoi contadini, quattro delle sue opere, e anche quattro opere delle sue.