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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/91

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[passivo;]133. La forma passiva si ottiene aggiungendo alle voci dell’ausiliare essere il participio passato del verbo che si vuol coniugare, e concordando il participio stesso con la persona del verbo: sono amato, erano amate, furono amati, sarai amato, sii amato, siate amate, sareste stati amati, ecc.

Nei tempi in cui non entra il part. stato, il passivo si forma anche con le voci del verbo venire: vengo amato, verrai amato, ecc.

In alcune voci (3ª sing. e plur.), nell’inf., part. e ger. il passivo si può formare anche con la particella si: si lodò l’atto del ragazzo; si biasimarono i vanti che se ne diede.

Da non confondersi con tali formazioni passive i costrutti attivi: noi si lodé, noi si biasimerebbe (permessi nella 1ª pl. del pass. rem. e del condiz. pres.).

Non sono che riflessivi apparenti i costrutti: s’è bevuto un bicchiere intero di vino; mi godo in pace le mie vacanze, ne quali, peraltro, è sempre da usare l’ausiliare essere e non l’avere.

[Intransitivo]134. L’uso dell’ausiliare de’ verbi intransitivi, che abbiam visto così oscillante nei dialettali transitivi e intransitivi, non è regolato da una norma fissa: d’ordinario, richiedono l’avere i verbi esprimenti azione o attività; essere quelli indicanti un modo d’essere, un fatto: ho girato tutto il giorno e non son riuscito a trovarlo; quando me ne sono accorto, son rimasto!

Uno stesso verbo può ricevere l’uno o l’altro ausiliare, secondo che l’idea da esso espressa è considerata dal primo o dal secondo punto di vista: ha mancato ai suoi doveri; ci é mancato il tempo[1].



  1. V. C. De Titta, Dizionarietto dei verbi intransitivi coll’uso dell’ausiliare, Lanciano.