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§ 5. — Irregolarità.
[Riduzione di sillabe;]135. Nell’infinito, nel futuro e nel condizionale di alcuni verbi e solo nel futuro e condizionale di molti in -ére e -ire si ha una riduzione di sillaba, che invece non si avvera in alcuni dialetti: dire per dicere; porre per ponere, ma nap. dicere; rimarrei, ma umbr. armanirío; terrò, verrò, ma ven. tegnarò, vegnarò (opp. tegnirò e vegnirò).
Vi son voci, nondimeno, che ammettono tutt’e due le forme: bévere e bere, morrò e morirò; torrò e toglierò, ven. togarò e torò; lucch. averò e avrò.
[dittongamento di e e o.]L’e e l’o accentati, non preceduti nè seguiti da due consonanti, nel presente (ind., cong. e imp.) di alcuni verbi si dittongano in -ie, -uo; siedo, suono, muoio; siedi, suona, muori; sieda, suoni, muoia.
Udire e uscire mutano l’u accentato rispettivamente in -o e -e: odo, esco.
Così dovere fa debbo (e devo), devi, ecc.
Altre forme, quali voglio da volere, colgo da cogliere, tengo da tenere, ecc., sono relativamente agevoli a intendersi e apprendersi nella pratica.
[Verbi forti e deboli regolari e irregolari.]136. Normale, non irregolare, rispetto ai verbi (deboli) che terminano al pass. rem. in -ái, -éi (-étti), -íi e al participio passato in -ato, -uto, -ito, è la ritrazione dell’accento con perdita della vocale caratteristica (e conseguenti mutamenti), che si determina nella 1ª e 3ª sing. e 3ª plur. del pass. rem. e a volte anche nel part. pass. o solo in questo, dei verbi forti, che terminano, così, nel primo tempo, in -ui, -si, -di e, nel secondo, in -sò, -to: tacqui, tacque, tacquero; scrissi, scrisse, scrissero; vidi, vide, videro; arso, detto.