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Alcuni di questi verbi hanno la doppia forma: rendei (meno com.) e resi, renduto (meno com.) e reso.
Irregolari, invece, sono tanto i verbi deboli quanto i forti che in queste e altre voci si scostano dai loro rispettivi modelli, per fatti di cui già abbiamo dato alcuni e bastevoli esempi.
Di essi si hanno elenchi più o meno abbondanti nelle varie grammatiche; ma, anche per questo riguardo, sarà utile ricorrere, anzi muovere dal dialetto, che non raramente presenta forme regolari o tali da agevolare la comprensione delle italiane irregolari: i merid. aggio, saccio, vaio ci avvicinano meglio alle voci monosillabiche dell’italiano ho, so, vo; e così i ven. stao, dao, fao a sto, do, fo.
[Difettivi.]137. Difettivi sono i verbi che difettano, mancano della maggior parte delle loro voci, quali calére «importare», (cale, caleva, calse, caglia, calésse, uniche e non popolari), solére (soglio, suoli, suole, sogliamo, solete, sogliono; solevo, ecc.; soglia, ecc.; solessi, ecc.; solendo, solito), licere, vigere e pochi altri.
[Impersonali.]Impersonali, quelli ehe si adoperano solo nella terza persona singolare senza soggetto determinato: nevica, piove, annotta, baléna.
[Sovrabbondanti.]Sovrabbondanti, quelli che hanno doppia coniugazione, spesso di diverso significato e uso: arrossare (far diventar rosso, e anche intr.) e arrossire (diventar rosso, di vergogna, per umiltà), assordare trans. e assordire trans. e intr.; imbrunare (non pop.) e imbrunire, ecc.