Vai al contenuto

Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/94

Da Wikisource.

— 70 —

§ 6. — Osservazioni circa l’uso.


[Concordanza.]138. L’accordo del participio de’ tempi composti è necessario anche nel genere, quando esso si riferisce ai pronomi lo, la, ecc.: hai detto una bugia o hai detta una bugia; ma l’hai detta tu, una bugia.

Nel riflessivo (mi sono vestito, ti sei vestita, si sono vestite, si erano vestiti) e nella forma passiva (sono stimato, -a, siamo stimati, -e) è necessario nel genere e nel numero.

[Presente storico.]139. Il presente (storico) usasi in vece del passato, quando si voglia dare al racconto una maggiore vivacità, quasi per metter sotto gli occhi la cosa narrata. È molto naturale nello stile popolare, come può vedersi nella versione sarda del brano manzoniano.

Usasi, analogamente, per indicare certezza, in vece del futuro (v. n. 162).

[Futuro concessivo.]Il futuro, invece, serve a volte a smorzare una affermazione o ad ammettere la verità di un’altra: sarà; avrò torto (forse è così; ho torto); avrà avuto le sue buone ragioni (può darsi che abbia avuto, forse ha avuto ecc.): abr. n’ n ge stará nescióne dendr’a shta cäse, non ci sarà nessuno dentro a questa casa.

[Pleonasmi.]140. Pleonastiche sono le particelle pronominali che s’incontrano in qualche dialetto, ma non sono estranee alla lingua: rom. che te credi, de famme paura a me? ah, me pensavo! che credi.... mi pensavo.

[Scambio tra il trans. e l’intr.]141. Specie ne’ dialetti meridionali non è raro l’uso dell’intransitivo come transitivo: abr. jindre lu