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§ 6. — Osservazioni circa l’uso.
[Concordanza.]138. L’accordo del participio de’ tempi composti è necessario anche nel genere, quando esso si riferisce ai pronomi lo, la, ecc.: hai detto una bugia o hai detta una bugia; ma l’hai detta tu, una bugia.
Nel riflessivo (mi sono vestito, ti sei vestita, si sono vestite, si erano vestiti) e nella forma passiva (sono stimato, -a, siamo stimati, -e) è necessario nel genere e nel numero.
[Presente storico.]139. Il presente (storico) usasi in vece del passato, quando si voglia dare al racconto una maggiore vivacità, quasi per metter sotto gli occhi la cosa narrata. È molto naturale nello stile popolare, come può vedersi nella versione sarda del brano manzoniano.
Usasi, analogamente, per indicare certezza, in vece del futuro (v. n. 162).
[Futuro concessivo.]Il futuro, invece, serve a volte a smorzare una affermazione o ad ammettere la verità di un’altra: sarà; avrò torto (forse è così; ho torto); avrà avuto le sue buone ragioni (può darsi che abbia avuto, forse ha avuto ecc.): abr. n’ n ge stará nescióne dendr’a shta cäse, non ci sarà nessuno dentro a questa casa.
[Pleonasmi.]140. Pleonastiche sono le particelle pronominali che s’incontrano in qualche dialetto, ma non sono estranee alla lingua: rom. che te credi, de famme paura a me? ah, me pensavo! che credi.... mi pensavo.
[Scambio tra il trans. e l’intr.]141. Specie ne’ dialetti meridionali non è raro l’uso dell’intransitivo come transitivo: abr. jindre lu