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lum’a la cambre, «entra» = porta il lume in camera; cal. scennimi u libbru, portami giù il libro.
Comune ai dialetti merid. e settentr. è l’uso del verbo volere nel senso di dover essere: il pesce vuol cotto bene, il pesce dev’esser ben cotto; le gonnelle delle bambine vogliono corte, devono esser. E anche nel senso di andare o andarci (bisognare): la virgola voleva prima, andava prima.
Tutto merid. è invece l’uso del part. pass. in cambio di una prop. sub. col verbo volere, e del verbo avere col part. pass. di un altro verbo con sogg. pers.: il professore la vuole imparata tutta a mente la storia,... vuole che la storia sia imparata...; questa settimana non ho avuto corretto nessun cómpito, ...non mi è stato corretto...
Circa l’uso de’ tempi e de’ modi, si veda il numero 162.
VI. — L’AVVERBIO.
[Definizione.]142. L’avverbio si pone accanto al verbo per qualificare o circostanziare l’azione o condizione da esso espressa: combatterono valorosamente, vinsero sempre.
Alcune specie di avverbi possono riferirsi anche all’aggettivo o a un altro avverbio: molto bello; poco gentilmente.
[Varie specie:]143. Degli avverbi possono farsi tre categorie: 1. qualificativi o di qualità; 2. indicativi; 3. locuzioni o modi avverbiali.
[a) di qualità;]Gli avverbi di qualità si formano sugli aggettivi della stessa natura e hanno, com’essi, i gradi di comparazione e la proprietà di alterarsi: fortemente