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Pagina:Trabalza - Dal dialetto alla lingua, 1917.pdf/98

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buona; guarda fisse (per fisso) tutte le persone che incontra; oppure prendono una desinenza analoga a quella di un termine vicino: abr. (la femmene) poca vedute, cara tenute; cors. uni pochi d’amici, alcuni amici.

Ma nell’abr. la desinenza in a è frequente anche con altri avverbi per ragioni varie di analogia: chela puche di quatrini, quei pochi, ’na poche de rrobbe, un pò di roba (na bbella sci vu na bbella no un bel sì o un bel no), addova vi? dove vai?, gna se fa? come si fa?

Notevole è il frequente uso dialettale di avverbi nella formazione di locuzioni verbali: mil. gh’é ndaa inturna la vuus, si sparse la voce; el miracol l’è vegnüü fora fu, riuscì; l’aveva lassaa indree, aveva lasciato; cuntava sü, raccontava; metüü giò, messo, ecc.

E lVellissi del non: mil. el ga minga, non ha mica; l’aveva mai sentüü, non aveva mai sentito.

VII. — LA PREPOSIZIONE.

[Definizione: proprie e improprie.]148. La preposizione si pone avanti al nome per esprimere la relazione in cui esso si trova rispetto a un’altra parte del discorso: correr per la via; umile con dignità.”

149. Sono preposizioni e soltanto preposizioni, e però dette proprie: di, a (ad avanti a vocale, non sempre), da, con, per, in, tra o fra; delle quali (e di su) si formano le preposizioni articolate (v. 65).

Inoltre su, avanti, dietro, prima, dopo, ecc., che senza il nome hanno valore di avverbi (v. 146).