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Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/478

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448 illustrazioni e discussioni, iv

nati dietro il sno carro, egli preferisce una vittoria che non lasci strascichi di malumori e non provochi reazioni. E cogliendo a volo l’occasione pòrtagli dalla lettera del Beltrami, il sindaco fu ben lieto d’accennare alla soluzione da lui escogitata. È proposito nostro, disse, che il monumento venga rimosso dalla corte del Senato, e completato e messo a posto, coi bassorilievi e le targhe recanti il nome dei Francesi caduti nelle nostro battaglie nazionali, nel bel mezzo dell’amplissima corte del Castello Sforzesco. Milano non avrebbe una piazza ugualmente degna!

Oh certo! In nessun luogo di Milano la bella statua equestre del Barzaghi starebbe meglio che tra le pareti monumentali di quell’insigne monumento che il genio di Luca Beltrami ha divinato e ricostruito. Di mezzo a quella corte elevata, l’imperial cavaliere lancerà il suo sguardo impenetrabile, attraverso via Dante, alle guglie del Duomo; e avrà dietro di sè il Parco, e quell’Arco del Sempione che porta in fronte scolpiti i nomi del primo re d’Italia o dell’ultimo imperatore dei Francesi. Da quell’Arco trionfale appunto entrarono, l’8 giugno del 1859, i due eserciti vittoriosi; e avanti a quell’Arco, il Consiglio comunale, nella seduta del 29 dicembre ’86, aveva deliberato che il monumento sorgesse. All’ospite regale, Milano dunque prepara una sede regale1. E del resto, non sorge appunto nel bel mezzo d’una corte, quella del palazzo di Brera, pur la stupenda statua di Antonio Canova, raffigurante il primo e il massimo dei Napoleoni? E questa statua non ora essa pure rimasta prigioniera, nientemeno che dal 1814 al ’59, e nelle cantine di Brera, per opera d’un’altra tirannia, non piazzaiola, ma imperiale e regale? Chi sa!

È forso un destino che Milano, la città che tra le italiane ottenne i maggiori vantaggi dai Napoleonidi, non debba poterli onorare all’aria libera! Come non è senza destino che il più eccelso dei milanesi, il poeta che meglio abbia

  1. È inutile soggiungere che non se ne fece più nulla! Nella corte del Castello sono accatastate, dietro una stecconata coperta da una rustica tettoia, le targhe e i bassorilievi della base del monumento equestre. E aspettano!