Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/225

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186 ESCHILO

il cerchio dello scudo, aia gigante,
lo vidi rotear. Né vile artefice
fu chi l’insegna dello scudo pinse.
Tifone dalla bocca, alito fiammeo,
scaglia negra fuliggine, sorella
volubile del fuoco; e intorno intorno,
della concava spera orlato è il cuoio
con viluppi di serpi. Alto ei levava
l’urlo di guerra: si lanciava, pieno
di Marte, come furiosa Tïade,
alla pugna: terror gli occhi spiravano.
Ben dalle prove di quest’uomo guàrdati:
ché terrore alle porte alto già grida.
eteocle
Òncade Palla, che alle porte presso
siede, la tracotanza aborrirà
di quest’uomo, lontano lo terrà,
come dragone orribile, dal nido.
Il nobil figlio d’Ènopo, l’eroe
Iperbio, contro questo eroe fu scelto;
e nella stretta di fortuna, vuole
sperimentar la sorte. Ineccepibile
nell’aspetto, nell’animo, nell’armi.
Li pose a fronte Ermete a buon diritto,
tale nemico contro tal nemico:
e nemici saranno anche i due Numi
sovra gli scudi. Ha quei Tifon, che avventa
fiamme: d’Iperbio su lo scudo, saldo
sta Giove, e gli arde tra le mani il folgore;