Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/231

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
192 ESCHILO

quali sciagure impreca alla città:
di salir su le torri, ed acclamato
re della terra dall’araldo, il canto
della preda innalzare; ed azzuffandosi
con te, cadere dopo averti ucciso,
o in esilio cacciar chi l’oltraggiò,
e punirlo col bando, al modo stesso.
Questo egli grida; e i Numi della gente
invoca, e i patrî Numi, che le suppliche
di Poliníce a compimento adducano.
Regge un rotondo scudo, di compagine
nuova; e sopra v’è impresso un segno duplice:
guida una donna saggiamente un uomo,
e dice ch’essa è la Giustizia; e parlano
cosi le impresse lettere: «Quest’uomo
io guiderò: la patria terra avrà,
avrà il possesso della casa avita».
Questa la sua speranza. Or tu provvedi
chi manderai contro costui. Ché biasimo
a me dar non potrai pei miei messaggi.
Per buona rotta ora tu guida Tebe.
eteocle
Oh dissennato, oh sommo odio dei Numi!
O stirpe mia, d’Edípo o stirpe misera,
quanto il padre imprecava oggi s’avvera.
Ma non conviene piangere né gemere,
ch’altro non sorga insopportabile ululo.
E vedrem presto a che varrà l’insegna