Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/317

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278 ESCHILO

il cuor di Giove: e adesso, in odio ad Era,
per infinito corso a forza è spinta.
io
Antistrofe
Com’è che il nome sai di mio padre?
Dimmelo, a questa meschina dillo.
Chi, sventurato, sei tu, che a questa
misera parli sí vere cose,
ed il celeste morbo hai nomato
che me tapina strugge, e m’incalza,
ahi, ahi! coi pungoli della demenza?
Ahimè, ahi!
Movendo, a sconci balzi, famelica,
spinta dal rabido furore d’Era,
impetuosa giunsi. Fra i miseri
chi v’è che soffra quello ch’io soffro?
Deh!, chiaro insegnami, tu, adesso, mostrami
che cosa debbo patire ancora.
E dimmi inoltre, se lo conosci,
se v’è del male rimedio o farmaco.
Schiudi le labbra: favella a questa
vergine, a errore misero spinta.
prometeo
Ben chiaro ciò che brami io ti dirò,
senza enimmi intrecciar, semplicemente,
come ad amici si convien. Tu scorgi
quei che ai mortali il fuoco diè: Promèteo.