Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) IV.djvu/113

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110 EURIPIDE

lasciò la patria; e Nestore
Gerenio vidi, che da Pito....

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Coi pié di tauro, sculto è sulla torre
d'ogni nave, l'Alfèo che presso scorre.

Epodo
E c’eran degli Entadi
dodici navi, e il principe
Gonèo ne avea l’impero.
Presso a loro i Signori eran dell’Elide:
Epèi la gente li chiamava; ed Èurito
era lor condottiero.
E, lasciate l’Echìnadi,
isole infeste ai naviganti, Mègete
figliuolo di Filèo v'era, e l’esercito
dei Tafi conducea dai bianchi remi.
E Ajace salaminio
congiungeva al diritto il sinistro ordine,
con le dodici sue navi bellissime
toccando i legni estremi.
Tale un popol dinanti
ho udito, ho visto; e dove alcun dei barbari
navigli al suo contrasto ardisca muovere,
non sarà che alla patria
piú mai ritorni: tale
vidi uno stuol navale.
E quel che in casa udii

narrare, non sarà ch’io pur l’oblii.