Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) VI.djvu/75

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72 EURIPIDE

oreste
Intendo; e l’ira dello sposo or temi.
ermione
Appunto: a buon diritto ei mi darà
la morte: e che apporrei? Ma te, per Giove
protettor dei parenti, adesso imploro,
recami quanto piú si può lontano
da questa terra, o alla magion del padre.
Ché queste case par che mi respingano,
come avessero voce, e mi detesta
di Ftia la terra; e se qui prima giunge
dall’oracol di Febo il mio signore,
m’ucciderà pei miei turpi trascorsi,
oppure assoggettarmi a un’illegittima
sposa dovrò, mentre già fui signora. —
Ma come mai, dirà qualcuno, a tanto
fallo giungesti? — Mia rovina fu
la compagnia di tristi donne. Queste
mi gonfiavan di boria, e mi dicevano:
«Tu nella casa tua sopporterai
che la piú trista delle schiave il letto
partecipi con te? No, per la Dea,
coglier piaceri in casa mia, nel letto
mio non potrebbe, e rimanere in vita.»
Ora, udendo parlar queste sirene
furbe, maligne, cicalone, finte,
m’empiei di vento e di follia. Difatti,
perché dovevo esser gelosa, quando
avevo quanto mi bastava? Avevo