Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) I.djvu/60

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PREFAZIONE LIX


quista un colorito ed una freschezza incantevoli, una musicalità che per essere piú capziosa non pare meno profonda, e che, se esce dal carattere meditativo e filosofico del coro originario, acquista una compenetrazione piú profonda con le ragioni del dramma, ed una forza di suggestione anche maggiore.

E in questo diagramma generico, una quantità di tentativi, di slanci, di ricorsi, indici, chi sa, di pentimenti; e dalle linee generali ai minuti particolari di contenuto e di forma, sempre il nuovo, l’inatteso, il sorprendente. Sempre vario, irrequieto, tormentato. E l’ultimo lavoro è il capolavoro. E mentre è un punto d’arrivo, poteva divenire punto di partenza, perché contemperava in maniera mirabile l’antico tipo del dramma, e quante altre concezioni avevano tentato di migliorare e sostituire l’antica.

La morte, colpendo Euripide dopo la creazione di questo capolavoro, impedí che egli potesse trarre gli sviluppi di questa sua nuova concezione. Gli epigoni avrebbero potuto derivarne certo utili mòniti. Ma non ci risulta che abbiano saputo farlo.

È invece evidente che da tale concezione, e, in genere, da tutti gli acquisti dell’arte d’Euripide, trasse profitti un anziano, un maestro, Sofocle, nel suo Edipo a Colono, concepito e scritto dopo la morte del suo piú giovine emulo.

Abbiamo visto che Le Baccanti sono una palinodia eticoreligiosa. E quanto alla religione, se osserviamo bene, possiamo piú precisamente parlare d’una affermazione di fede dionisiaca.

Ora, questa affermazione, certo assai meno esplicita, o ad-