Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) I.djvu/109

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
82 SOFOCLE

menelao
Quelle che a me, che al duce nostro piacciono.
teucro
E dir mi vuoi quale preteslo adduci?
menelao
Che noi credemmo dalla patria amico
ed alleato degli Achivi addurlo;
ed alla prova, lo trovammo infesto
dei Frigi piú: ché macchinò la strage
contro tutto l’esercito, e di notte
piombò con l’arme, a sterminarlo; e dove
non avesse fiaccata alcun dei Numi
quella sua prova, la sciagura stessa
ch’egli sofferse, noi sofferta avremmo,
morti saremmo vittime d’un fato
piú d’ogni altro nefando; ed ei vivrebbe.
Adesso, invece, il suo furore un Dio
sviò cosí, che sopra mandre e greggi
egli piombò. Perciò, la salma sua
niun uomo c’è che tanta forza vanti
da seppellirla entro una tomba: deve
su la pallida spiaggia esser gittata,
esca agli uccelli de la spiaggia. E tu,
non opporre la tua terribile ira.
Ché, se domarlo non potemmo quando
egli era in vita, ora ch’è spento, certo,
le nostre mani, anche se tu non voglia,
di lui faran governo. Egli da vivo